Leggende

 


 

C’era una bambina che voleva a tutti i costi un vestito di farfalle.

Le piacevano così tanto che si era fatta regalare più di duecentocinquanta libri sulle farfalle e li conservava in un vecchio baule.

Aveva anche una collezione di farfalle così ricca e bella da far invidia a un museo.

Disegnava farfalle dappertutto e passava interi pomeriggi nei giardini per ammirarle. Con le farfalle parlava, giocava e cantava. E si faceva chiamare Vanessa Giò.

Ma non era ancora contenta. Voleva a tutti i costi un vestito di farfalle.

Sua madre, per accontentarla, aveva dipinto una tela azzurra con tante variopinte farfalle e, con quella, le aveva cucito un bel vestito.

Ma a Vanessa non piaceva, lei voleva un vestito di vere farfalle.

Sua madre era stanca di quella storia. Non voleva assolutamente comprare un vestito di farfalle.

“Ti sei riempita la testa di farfalle” le diceva sempre. Allora Vanessa Giò piangeva, strepitava e si rifiutava di mangiare.

Anche suo fratello era stanco di quella storia. Sosteneva che i “vestiti di farfalle” non esistono.

 “Sei una stupida” le diceva sempre. Allora Vanessa Giò piangeva, strepitava e si rifiutava di fare qualsiasi cosa. Prima di fare ancora qualcosa doveva avere un vestito di farfalle.

Vanessa Giò diventava ogni giorno più triste. Non parlava più e non mangiava che pane e miele.Di notte non riusciva a dormire, così si alzava, prendeva le forbici e andava a tagliare un pezzetto di vestito della mamma, un pezzetto dei pantaloni del fratello, un pezzetto della giacca del papà.

Faceva ogni notte così e riempiva il suo baule di pezzetti di stoffa. Sperava che una magia li trasformasse in un vestito di farfalle.

Ma tutte le mattine, quando andava a guardare dentro al baule rimaneva delusa. Nessuna magia trasformava i pezzetti di stoffa. E in più, i suoi genitori erano proprio arrabbiati per via di tutti quei tagliuzzamenti notturni.

Un giorno, il padre di Vanessa Giò, esasperato da tutto quel disastro, decide di cercare questo benedetto vestito di farfalle!

Entra in un negozio, ma non lo trova.

Gira i negozi dell’intera città, ma tutti gli dicono che i vestiti di farfalle non esistono.

Finché una signora, impietosita dalla disperazione del pover’uomo, gli indica l’indirizzo di una vecchia sarta. La più vecchia sarta che si conosca.

Tutto contento, il padre di Vanessa va a cercare la sarta. La sarta è una vecchina che vive in una casa misera nella periferia del paese.“Si, io conosco i vestiti di farfalle, ma quelli sono vestiti che non si possono cucire se le farfalle non vogliono. Portami questa bambina e le parlerò.” Così dice la vecchia sarta. L’indomani Vanessa Giò e suo padre si presentano a casa della sarta. Vanessa Giò ha paura. Quella è una casa scura, dove non entra la luce, quella è una casa senza colori, senza fili d’oro né farfalle.

Ma la sarta parla dolcemente e dice alla bambina: “Se vuoi trovare il vestito che cerchi devi fare un lungo viaggio e andare nel Paese delle Farfalle che sta sulla montagna più alta e pulita del mondo.”

Tornata a casa la bambina decide di partire. Il fratello sostiene che non esistono “montagne alte e pulite”. I suoi genitori non vogliono che parta e la scongiurano di restare.

Ma Vanessa Giò ha deciso e parte ugualmente.

Cammina e cammina la bambina si dirige verso le montagne. Cammina con lo sguardo rivolto al picco più alto. Cammina e le bruciano i piedi. Getta via le scarpe.

Cammina e ha sete. Beve l’acqua del ruscello. Cammina e ha fame. Raccoglie le more selvatiche.

Cammina e cammina, arriva nel Paese delle Farfalle. È un paesino piccolo e delicato, l’acqua è trasparente e i fiori sono piccolissimi. Anche la gente è piccola.

Tutte le cose sembrano più piccole del solito e i bambini del paese sono allegri e simpatici.

Giovani, adulti e vecchi accolgono Vanessa Giò con molta gioia, le offrono da bere e da mangiare. Qualcuno la invita a riposare nella propria casa.  

Ma quando chiede dove vendono i vestiti di farfalle, tutti, improvvisamente, le voltano le spalle. Nessuno le parla più. Tutti la evitano.

Ora dicono di lei: “È una cacciatrice di farfalle, mandiamola via!”

Sfinita e sconsolata, la bambina si inoltra nel bosco e arriva in una splendida radura, zeppa di fiori coloratissimi, grandissimi e profumatissimi. Lì abitano tutte le farfalle del mondo. C’è intorno un tenero e pacifico silenzio. Un rivo d’acqua scorre leggero fra l’erba.

La roccia brilla di ali chiare e voci piccine.

Vanessa Giò è felice e si addormenta tra i fiori. Ora sogna. Sogna di avere un bellissimo vestito di farfalle con cui può volare e sollevarsi oltre le montagne.

Dorme e mentre dorme, le farfalle, incuriosite, si posano su di lei. Così, quando Vanessa si sveglia, scopre di avere addosso un vero vestito di farfalle.

Non fa in tempo a dire “A e B” che le farfalle si alzano in volo e la portano via. Ora la bambina vola, proprio come nel sogno. Vola con le farfalle verso il bosco. La portano nel Paese dei Bruchi e la presentano al Principe delle Farfalle, il Bruco Macaone. Quando il Principe vede Vanessa Giò se ne innamora subito e la guarda incantato, ammirato e ammutolito. La bambina dice: “Vorrei il permesso per avere un vestito di farfalle”.

Ma il Principe non parla e continua a guardarla con i suoi cento occhi, i suoi cento denti e i suoi cento piedi. Il Bruco Macaone è davvero orribile, anche se porta la corona in testa.

Vanessa ha paura e vuole scappare, ma le farfalle ridacchiano e la tengono stretta, incollata e appiccicata. Intanto il Principe la guarda e pensa. Il Principe chiama in aiuto l’esercito dei bruchi. Insieme tessono una prigione di seta tra le carote selvatiche e ordina di rinchiudere lì la bambina.

Le dice: “Starai qui finché io diventerò Re, quindi diventerai la mia sposa. Sarai la più grande e più bella Regina di tutte le farfalle.”

Vanessa è disperata. Il Bruco Macaone le sta attorno tutti i giorni e tutte le notti sta lì e la guarda attraverso le sbarre di seta, sta lì e divora le carote, le divora a chili, le divora a quintali.

Vanessa chiama le farfalle, ma quelle non rispondono. Vanessa le supplica, ma quelle non la sentono. Passano il tempo a volare di qua e di là. Si raccontano delle storie. Giocano. Ridono.

Ma Vanessa Giò piange. Vanessa Giò diventa ogni giorno più triste e piange così tanto che c’è ormai una pozzanghera di lacrime tutt’intorno alla prigione. Lì, ogni mattina, le farfalle più giovani, si radunano, si tuffano e fanno il bagno.

Ma Vanessa Giò piange così tanto che un bel giorno le farfalle cominciano a preoccuparsi: “Se continui a piangere in questo modo, franerà tutta la montagna!” le dicono. Ma la bambina non smette e piange ancora più forte.

Allora le farfalle si commuovono e decidono di aiutarla a fuggire dalla prigione. Cala la sera e il Bruco Macaone si addormenta.

Le farfalle rompono le sbarre di seta con le loro proboscidi, si aggrappano al vestito di Vanessa e, via, su, su, in alto, la portano in volo sino alla piazza del paese. Vanessa è libera. Per la seconda volta indossa il suo vestito di farfalle.

Nella piazza del paese c’è una bella festa con tanta musica, balli e dolci prelibatezze.

Tutte le bambine sono vestite come farfalle e ognuna è più bella dell’altra. Danzano in gruppo, si rincorrono e ridono.

Ma quando compare Vanessa Giò, tutte restano incantate per lo splendore del suo vestito e la invitano danzare.

    

Danza, Vanessa Giò, al centro della piazza. Danzano le farfalle e volano. Anche Vanessa Giò vola e tutti stanno con il naso per aria e la bocca spalancata dalla meraviglia.

Chi le aveva voltato le spalle ora le porge mille scuse. Chi le aveva negato il cibo ora le offre i dolci più deliziosi. E tutti fanno a gara per conoscerla. Ora dicono: “Quella è la Fata delle Farfalle”.

La gente del paese ha costruito per lei, una casetta di legno nella radura.

Vanessa Giò è sempre molto delicata con le sue piccole amiche alate e quelle le vogliono un gran bene.

Quando sono stanche, si danno il cambio, così la bambina, ogni giorno, ha un nuovo vestito di farfalle.

Molte persone arrivano da tutto il mondo e si arrampicano sulla montagna per vederla mentre vola in compagnia di Re Macaone, che non è più il bruco orribile di un tempo, ma una tenera farfalla con le ali gialle e nere.

Vanessa Giò vive felice nel Paese delle Farfalle.

Ogni tanto invia una bella cartolina alla sua famiglia invitando madre, padre e fratello a salire sulla montagna. Ma quelli continuano a sostenere che i “vestiti di farfalle” e le “montagne alte e pulite” non esistono.

Però tutte le sere sfogliano i libri di Vanessa e anche il quaderno dei suoi disegni e ogni volta che una farfalla entra dalla finestra pensano:

“Questa è Vanessa Giò. È venuta a trovarci.”

 

 

 

 

LA NASCITA DELLE FARFALLE

 

 

 Durante il Tempo dei Sogni il ruggito delle belve, il trillo dei passeri e i richiami dei cetacei componevano un unico suono, l'armonioso canto della Terra. Allora gli animali non si rincorrevano, come succede invece adesso normalmente, fra prede e predatori. Non avevano bisogno di uccidere per sfamarsi, perciò vivevano in pace e nemmeno avrebbero potuto immaginare che, un giorno, la morte sarebbe calata sul mondo e l’avrebbe attraversato con il suo inesorabile passo. Così, mentre il sole giocava con i colori del giorno e della luna si divertiva con le ombre della notte, sembrava che niente potesse turbare la felicità del Paradiso terrestre.Invece una volta capitò l'impensabile: un piccolo cacatua reduce da un lungo volo, si appisolò su di un ramo da cui cadde rompendosi l’osso del collo. Tutti gli uccelli e tutti gli animali del bosco accorsero disperati e gli furono .E gli furono subito intorno con le loro dolci premure. Non ci fu però niente da fare: per quanti sforzi facessero, non riuscirono a rianimarlo. –Siccome il Popolo del Cielo non può desiderare la morte di nessuno, ha di sicuro tramortito il cacatua per trasformarlo in un animale nuovo- Conclusero i Saggi dopo una lunga, accorata discussione. –Se le cose stanno così noi siamo pronti  a trascorrere l’intero inverno al di là delle nuvole, per aiutare il Popolo del cielo nella sua difficile scelta- Dissero con la voce rotta dall’emozione e dal dolore i bruchi, che erano stati gli amici più cari del cacatua. Detto fatto ,i bruchi partirono e, dopo un lungo viaggio sulla Terra e nel vento, si acquattarono in una nuvola, dove appunto rimasero tutto l'inverno. Il primo giorno di primavera, quando in cielo si librarono bellissime ali leggere colorate di arcobaleno, gli uccelli e gli  animali del bosco seguirono con gli occhi sgranati e il fiato sospeso quegli eleganti movimenti, che portavano a  zonzo gli esili corpi dei bruchi.Allora gli uccelli e gli animali del bosco seppero che il Popolo del Cielo, facendo nascere le farfalle dai bruchi, aveva restituito lo spirito del cacatua. - Le farfalle sono un dono straordinario del Popolo del Cielo, perciò, d'ora in avanti, rimarranno sempre insieme con noi - decisero i Saggi. E proposero ai bruchi di trascorrere tutti gli inverni in cielo, nascosti nell'ovatta delle nuvole. Di anno in anno sarebbero ritornati, vestiti d'arcobaleno, per annunciare  l'arrivo della primavera. - Al tempo stabilito, non appena le farfalle porteranno la primavera sulla Terra, tutti gli uccelli e tutti gli animali del bosco correranno a salutare il loro primo battito d'ali e insieme canteranno un 'unica melodia di dolcezza e di pace.Così è stato in principio e così sarà per sempre - decise il Popolo del Cielo. (tratto da: Fiabe e Leggende dell’Australia)

 

 

  I bozzoli delle farfalle      

C'erano una volta tante bellissime farfalle di colore bianco, rosa, giallo, azzurro, blu, viola, rosso, verde, ecc... che tanto tempo fa erano tanti bruchi diversi. Ma ora che le farfalle erano diventate grandi, avevano imparato a leggere, scrivere, giocare, aiutarsi e scontrarsi. E volando avevano conosciuto le libellule, i lombrichi, la natura, l'orso Giacomo, l'elefante Elmer, l'anatra selvatica, Sveglia Ippopotamo, l'uccello di carta, l'orso Bubo, Jasmina e il suo amico Marco. Un giorno, mentre le farfalle volavano nel cielo, un esercito di cacciatori col retino le stava minacciando. Le farfalle, impaurite volarono via per andare a chiamare le loro amiche rane e così fu. Da quel giorno nessuno osò più catturarle. (Mila)      

 

 

 

 UNA CURIOSA LEGGENDA

 L'allevamento del baco per la produzione della seta ebbe origine in Cina quasi 5000 anni fa.
Per molti secoli rimase segreto il metodo della bachicoltura che solo molto tempo dopo di diffuse in Corea, Giappone e India e, soltanto nel VI secolo dopo Cristo, in Europa.
Una curiosa leggenda narra che furono due monaci pellegrini a portare dall'Oriente, nascoste in un bastone, le uova del baco da seta.
Arrivati a bisanzio, capitale dell'impero romano d'Oriente, le consegnarono all'imperatore Giustiniano rivelando anche il segreto di come produrre il prezioso filo.
In Italia la bachicoltura trovò le condizioni ideali per lo sviluppo, e per lungo tempo il nostro paese è stato tra i maggiori produttori mondiali di seta.
Oggi il maggior produttore mondiale di seta greggia è la Cina.
Tuttavia le industrie del comasco vantano ancora di esportano tessuti di seta di alta qualità ed originalità, non uguali al mondo.